venerdì 31 luglio 2015

TORNO INDIETRO E CAMBIO VITA - Carlo Vanzina (2015)

Titolo originale: Torno Indietro E Cambio Vita
Regia: Carlo Vanzina
Con: Raoul Bova, Ricky Memphis, Giulia Michelini, Max Tortora, Michela Andreozzi
Durata: 95 min
Paese: ITA    
Voto globale: **
Voto categ. (Comm. Ita '10): **

Marco e Claudio, entrambi poco più che quarantenni, sono amici sin dai tempi della scuola. Il primo vive da molti anni un matrimonio apparentemente felice con Giulia, conosciuta al liceo. Il secondo è scapolo e vive con la madre alcoolista. Una sera Marco viene a sapere, proprio dalla moglie, che lei ha un amante e che è infelice a causa delle scarse attenzioni ricevute. Confidandosi con Claudio, Marco immagina di poter aver la possibilità di tornare al passato per non commettere l'errore di innamorarsi di Giulia. Proprio quando questo desiderio irrealizzabile è destinato a rimanere solo una fantasia, i due vengono investiti da un'auto e perdono conoscenza. Al risveglio si ritrovano nel cortile del loro liceo nell'anno 1990.

Film leggero che si inserisce nel filone di commedie italiane con protagonisti adulti che in un modo o nell'altro si trovano a rivivere dinamiche adolescenziali e crisi d'identità. Qui la particolarità, almeno per il panorama italiano e per il genere, è l'insolito viaggio nel tempo – a dir la verità, casuale e abbozzato malamente – che fornisce però l'occasione per leggeri spunti di riflessione sui tempi che cambiano nonché una costante nostalgia di fondo. Questo perché Torno indietro e cambio vita tratta dei tempi della scuola, delle prime cotte e delle relative insicurezze tutto rivisto con gli occhi due adulti fatti e finiti, Raoul Bova, nel solito ruolo del bello e incompreso e Ricky Memphis, in quello congeniale del personaggio spalla più genuino e schietto. A differenza del film culto sui viaggi nel tempo per antonomasia, Ritorno Al Futuro, e dell'ottimo e nostrano Non ci resta che piangere, in questa storia non ci si pone nessun problema etico nell'agire sugli eventi del passato per modificare il futuro, come se tutto l'universo ruotasse intorno alle vite di Marco e Claudio e le loro azioni non avessero effetti anche sugli altri. I due protagonisti, tra l'altro, ritornano al 1990 senza imbattersi nei loro se stessi del passato in quanto vi si sostituiscono. Allo spettatore e tra loro appariranno con le sembianze del 2015, mentre tutti gli altri personaggi dell'epoca li vedranno con le fattezze di normali diciottenni. Inizio farraginoso con scene collegate in maniera non certo perfetta. Carlo Vanzina in regia che fa il compito e basta. Prove attoriali non eccelse, con qualche eccezione. Max Tortora strappa più di una risata qua e là.


Non male l'idea di riprende il tema del viaggio temporale e riadattarlo in un contesto che tuttosommato potremmo definire di crisi matrimoniale. Quello che non va è il modo in cui tutto questo è stato realizzato. Bova e Memphis vengono trasportati indietro di 25 anni semplicemente subendo un incidente d'auto, a cui segue una ridicola scena al rallentatore in cui i due fluttuano in quello che dovrebbe essere un vortice spazio-tempo. Non si capisce come mai Raoul Bova, invece di allontanare sospetti e domande scomode faccia di tutto, e fin dall'inizio, per sbandierare ai quattro venti di essere in realtà un quarantenne nel corpo di un liceale invece che assecondare tutti, stare al gioco e capire come tornare al futuro. Memphis, a differenza dell'almanacco sportivo del film di Robert Zemeckis si porrà molti meno scrupoli. Un finale molto meno banale di quello che ci si poteva aspettare.

venerdì 17 luglio 2015

L'ESORCISTA - William Friedkin (1973)

Titolo originale: The Exorcist
Regia: William Friedkin
Con: Linda Blair, Ellen Burstyn, Jason Miller, Max von Sydow, Lee J. Cobb
Durata: 122 min; 132 min (integrale)
Paese: USA    
Voto globale: ****
Voto categ. (horror): **** 1/2 

Nel corso di alcuni scavi archeologici nell'Iraq del Nord un anziano sarcedote cattolico rinviene un'antica statua raffigurante il demone assiro-babilonese Pazuzu. A Washington Chris McNeil è un'attrice affermata che vive insieme alla figlia Regan, che festeggia il compleanno senza ricevere gli auguri del padre, trasferitosi da tempo in Europa. La ragazzina da sempre felice e solare, assume comportamenti anomali. Parla di Capitan Gaio, un presunto amico immaginario, si pone male con gli sconosciuti e la madre Chris inizia a sentire strani rumori in soffitta. Le cose peggiorano quando assurdi fenomeni avvengono nella stanza della piccola. La scienza sembra non dare risposte in merito.


Se si chiedesse ad un campione di 100 persone il titolo del primo film horror che possa venire in mente, di certo un buon 50% risponderà “L'Esorcista”. Questo perché, nel bene o nel male, al netto dei grandi pregi e dei difetti presenti, il film di Friedkin resta un qualcosa a cui è difficile restare indifferenti. Stiamo pur sempre parlando di una pellicola la cui visione, al tempo dell'uscita nelle sale, era accompagnata da presidi di pronto soccorso fuori dai cinema per non essere colti impreparati dai ripetuti episodi di convulsioni e svenimenti che si verificavano tra il pubblico. Di certo, reazioni eccessive per quello che resta comunque un film: pura finzione. Eppure capibili visto che, rispetto agli anni '70, siamo attualmente molto desinsibilizzati rispetto all'orrore e alle visioni disturbanti. Un titolo giusto, L'Esorcista e non L'Esorcismo, visto che la vera figura chiave della storia è Padre Karras, un giovane gesuita con approfondite conoscenze mediche e psichiatriche che affronta una dura crisi di fede. Il film è pervaso da un atmosfera cupa per tutta la durata, e non potrebbe essere altrimenti dato che ciò che è mostrato è l'insinuarsi del male assoluto in un ambiente, se vogliamo, tutto sommato felice, nonostante sullo sfondo resti un contesto familiare problematico. La sceneggiatura è costruita sapientemente, all'insegna della gradualità: gradualità nell'aggravarsi dei sintomi di Regan, che passerà da atteggiamenti maleducati a vere e proprie manifestazioni demoniache e blasfeme. Una fotografia all'altezza, attori tutti ottimi e costretti a recitare ruoli non facili, regia elegante e sicura di Friedkin che subentrò al timone dopo le rinunce eccellenti di Kubrick e Nichols.


L'Esorcista è un film iconico, che ha tutta la sua forza nel visivo: la statua di Pazuzu, gli esorcisti con le loro vesti, la croce, la bibbia, il letto della posseduta. Senza tralasciare le scene cult, che sono tante e tutte studiate con l'unico scopo di scioccare. Allo stesso tempo però, accanto alla drammaticità e all'orrore, non si può non notare un possibile e del tutto involontario effetto divertente di alcuni frangenti, quelli della Regan più “sboccata”. Il tono del film è subito ripreso da momenti più suggestivi, come quelli in cui il demonio si rivolge a Karras attraverso la voce di sua madre! Un po' di sangue, molta blasfemia, insulti e parolacce, messaggi subliminali (neanche tanto subliminali) sovraimpressi su pellicola. Linda Blair deve essersi proprio divertita a fare l'invasata. Imperfetto ma promosso e da vedere. Cult.

venerdì 10 luglio 2015

INTERSTELLAR - Christopher Nolan (2015)

Titolo originale: Interstellar
Regia: Christopher Nolan
Con: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow
Durata: 169 min
Paese: USA    
Voto globale: ** 1/2
Voto categ. (fantascienza): *** 1/2 

Nel 2067, la Terra è al collasso. Tempeste di sabbia e carestie mettono in ginocchio la popolazione mondiale, ormai destinata ad un triste destino. Bisogna abbandonare il piccolo punto nell'universo che ha ospitato la vita e cercare di trovarne uno nuovo, nel buio immenso dello spazio aperto. L'ex pilota Cooper scopre insieme alla figlia una base super segreta della NASA e apprende della missione “Lazarus”, guidata dal professor John Brand, sua vecchia conoscenza, che negli anni ha spedito ben 12 coraggiosi astronauti su 12 possibili pianeti in grado di ospitare (forse) la vita. Cooper, malgrado le resistenze della piccola Murphy, accetta di mettersi a capo dell'ambiziosa spedizione che ha lo scopo di recuperare i preziosi dati sui nuovi pianeti.


Christopher Nolan è molto talentuoso. Basta dare un'occhiata alla sua filmografia che vanta titoli davvero ottimi e perfino qualche capolavoro. Il principale merito di Nolan è quella speciale attitudine ad unire elementi del classico blockbuster ad altri completamente diversi, da vero e proprio film “d'autore”. E questa è una capacità incredibile perché rende possibile realizzare film di forte richiamo sul grande pubblico pur riuscendo tuttavia a restituire un versione molto personale e, appunto, autoriale del lavoro dietro alla macchina da presa (e anche di quello in sceneggiatura, certo). In Interstellar questo talento è andato un po' perduto, perché si ha la sensazione di aver fatto il passo più lungo della gamba. A parte la giustificabile voglia di guardare a Kubrick, testimoniata banalmente ogni 5 minuti dagli echi di Also sprach Zarathustra e da altre trovate e soluzioni nel corso della pellicola - spesso comprensibili per quello che dovrebbe essere un fan di 2001 - ciò che più colpisce in negativo è la quantità eccessiva di argomenti tirati dentro nella storia. Si parla di buchi neri, agricoltura, genetica, filosofia, amore, tempo, quinte dimensioni, fantasmi, rapporto genitori-figli... Troppo, davvero troppo. Nasce il sospetto che Nolan avesse voglia di superare Gravity (e ci sarebbe voluto davvero molto poco, a livello di storia) e sapendo che la cosa sarebbe stata troppo difficile dal punto di vista tecnico abbia optato per affidarsi ad una sceneggiatura abbondante e infarcita del più vasto numero possibile di argomenti e suggestioni, in modo da compiacere un po' tutti. O forse nessuno, realmente. Perfino la regia non è che brilli particolarmente fino in fondo. Manca un guizzo, un'idea d'impatto. Apprezzabile il tentativo di cercare una presunta scientificità negli eventi trattati. Attori all'altezza, per carità, ma spesso costretti a recitare dialoghi evitabili, grotteschi o melensi. Insolito cameo a metà film. Musiche di Zimmer belle ma alla lunga pesanti!


Interstellar ha senza dubbio diviso parecchio. Di certo gli va riconosciuto il merito di trattare argomenti interessantissimi in termini accessibili. Parla in maniera efficace di relatività, almeno dal punto di vista cinematografico, e sfido lo spettatore più insensibile a non lasciarsi trasportare nella scena in cui Cooper guarda in video i messaggi che i figli gli hanno lasciato negli anni. Allo stesso tempo però resta una durata davvero eccessiva e ingiustificata, perché la cose sono spesso portate troppo per le lunghe. Davvero riuscite e spettacolari le scene dell'ingresso nel wormhole e quella sul pianeta d'acqua. Per il resto, si rimane imbarazzati dal “personaggio” del robot TARS, che pare il nipote scemo di HAL9000. Non si capisce come sia stato possibile inserire una cosa del genere visto che è ridicolo e toglie la credibilità in ogni scena in cui compare! E purtroppo la sua ingombrante presenza durerà molto, troppo! Da vedere nella ferma consapevolezza che c'è tanto di meglio, sia di Nolan che in generale. Comunque si fa vedere fino alla fine.

venerdì 19 giugno 2015

MIA MADRE - Nanni Moretti (2015)

Titolo originale: Mia Madre
Regia: Nanni Moretti
Con: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini
Durata: 106 min
Paese: ITA    
Voto globale: ***
Voto categ. (Moretti): *** 



Due fratelli, Giovanni e Margherita, assistono la madre gravemente malata. Lei è una regista di impegno sociale ed è proprio nel bel mezzo delle riprese di un film sul dramma della perdita del lavoro che coinvolgerà anche un famoso ed eccentrico attore americano. La donna si è separata dal compagno e deve fare i conti anche con la figlia adolescente. Le cose precipitano quando i medici rendono chiaro ai due che le condizioni della madre sono irriversibili e che la morte è attesa a breve. Margherita inizia a vivere tutto in funzione del tragico ed inesorabile evento, tra sogni, pensieri confusi, i capricci dell'attore e la riflessione sul fatto di non sapersi relazionare fino in fondo con le persone che la circondano.


Un film strano. Come sempre, Moretti è probabilmente uno dei pochi registi in grado di realizzare film girati male, eppure molto belli. Si può senza dubbio partire col dire che questo non è il suo miglior film, ma forse non è nemmeno quello che ci si aspettava a questo punto. Mia Madre sembra riunire i vaneggiamenti e i pensieri metacinematografici di Sogni d'Oro con il dramma umano della morte di La stanza del figlio. Un'impresa che, solo a parlarne, sembrerebbe proibitiva ed in effetti il risultato non fa gridare al capolavoro. Ma non è nemmeno scarso. Moretti dimostra ancora una volta una indiscussa sensibilità e predisposizione nel raccontare storie del genere. Buono anche il tentativo di spezzare il ritmo compassato e l'inevitabile alone funereo con le scene di Turturro, vero mattatore di tutto il film nel film. Ma proprio questa che dovrebbe essere la forza di Mia Madre, potrebbe invece rivelarsi anche come punto debole e far scoprire il fianco a facili critiche. Una su tutte, quella di non essere né carne e né pesce e di svilire la parte drammatica. Apprezzabile la scelta di Moretti di interpretare un ruolo defilato, con una recitazione misurata e giusta, non rinunciando a quell'ironia che lo ha sempre contraddistinto e pur ricadendo comunque nella tentazione di rappresentarsi attraverso l'alter-ego di Margherita Buy che nei modi di fare e recitare la battute rieccheggia lo stile inconfondibile dell'attore/autore. La sceneggiatura regge e i dialoghi sono adeguati, regalando anche qualche momento divertente grazie soprattutto ad un Turturro allo stato brado e ad una Buy che tra una crisi di pianto ed un'altra riesce anche a farsi rispettare nel proprio lavoro sul set. Regia basilare ma efficace, come in ogni Moretti.


Mia Madre è un film che non convince pienamente soprattutto se paragonato all'intera filmografia di Moretti, che può vantare picchi di vera genialità, nonsense, filosofia, drammaticità e poetica. Purtroppo inferiore anche al recente Habemus Papam. Resta però, giudicato a sé, un film sincero in cui il regista rielabora a modo suo il lutto recente della madre e lo fa senza cercare la lacrima facile o di impietosire. Lo fa con delicatezza e garbo, ma forse con poca incisività. Su tutte spicca la scena della ricerca delle bollette a casa della madre, da cui il film inizia davvero ad ingranare, nonché i notevoli inframezzi evocativi e onirici, come la scena della passeggiata di Margherita a lato di una lunga fila per il cinema, in cui intravede se stessa. Non eccelso, ma si può vedere senza problemi.

venerdì 12 giugno 2015

HIGHWAYMEN - I BANDITI DELLA STRADA - Robert Harmon (2003)

Titolo originale: Highwaymen
Regia: Robert Harmon
Con: James Caviezel, Rhona Mitra, Colm Feore, Frankie Faison
Durata: 80 min
Paese: CAN    
Voto globale: **
Voto categ. (serial killer): ** 



Rennie Cray assiste al brutale assassinio di sua moglie, che viene investita all'improvviso da un pirata della strada. Passano 5 anni e l'autore dell'omicidio è in realtà un vero e proprio serial killer che viaggia per l'autostrade d'America causando incidenti e vittime. Due ragazze, Molly ed Alex vengono inseguite dalla misteriosa autovettura che le costringe ad un drammatico tamponamento in una galleria. L'auto ne uccide una e Rennie ne viene al corrente. Fa quindi la conoscenza di Molly, con cui scopre di avere molto in comune.


Innocuo film d'azione, con qualche buono spunto e molti difetti. Da considerare innanzitutto l'ingannevole sottotitolo italiano “I banditi della strada”, che lascia suggerire qualcosa di molto diverso da quello che poi ci ritroveremo a guardare. Difatti qua di banditi non è che ce ne siano molti, ma di sicuro non mancano inseguimenti, incidenti e affini. Si potrebbe affermare senza problemi che le vere protagoniste del film sono le auto, precisamente una Plymouth Barracuda del 1968 (quella di Ronnie) e una Cadillac Fleetwood Eldorado del 1872 (del serial killer Fargo). Tutto questo più che altro per la poca incisività degli attori, con un Jim Caviezel nella parte del vendicatore tormentato e la bella quanto inespressiva Rhona Mitra nelle vesti del personaggio col trauma da superare. La prima parte del film non promette male, certo, nonostante un incipit davvero accelerato, visto che l'evento scatenante di tutte le future vicende si consuma a bruciapelo nei primissimi minuti, prima di essere catapultati in avanti con la scritta “5 anni dopo”, accompagnata dalla voce fuori campo che ribadisce il concetto. Una regia per nulla da buttare, anzi, con qualche ripresa aerea che ricorda alla lontana quelle della famiglia Torrance in viaggio verso l'Overlook Hotel. Forse un po' troppo confusionaria nelle scene movimentate. Fotografia per certi versi buona. Ma ancora una volta, attori e una trama esile vanificano i discreti aspetti tecnici.


In partenza ci si sarebbe potuto aspettare bene altro da Highwaymen, che sulla carta si presenta quasi come un film a metà strada tra l'ottimo road thriller Duel di Spielberg e l'ormai classico horror Saw – L'enigmista, dato che anche qui abbiamo a che fare con uno psicopatico che comunica con i protagonisti (via radio). E invece ci troviamo di fronte ad un film che vorrebbe ma non riesce a colpire, grazie a scene spesso esagerate ed eccessive (l'auto letteralmente fatta saltare in aria e poi trascinata per chilometri, tra scintille e fiamme). In alcuni punti c'è la sensazione di deja vu con una puntata di Futurama. <<La macchina è il suo corpo. Fermi la macchina e fermi lui>> conferma Ronnie all'agente del dipartimento stradale Macklin, che avrà l'onore di essere inquadrato nell'ultimo e più stupido fotogramma del film.